Albergo Le Bois des Chambres & Ristorante Le Grand Chaume

La sala delle guardie

published at 20/10/2022

Nel 16° secolo, questa sala occupa una posizione molto strategica nel Castello e svolge tre funzioni: è soprattutto il passaggio obbligato che porta alla camera da letto ufficiale, una sorta di anticamera presidiata dalle guardie del re o del signore. In questo locale le guardie si esercitano anche nell'impiego delle armi. Infine, da qui si poteva allo stesso tempo sorvegliare l'esterno del castello - il ponte levatoio dal lato della finestra sul parco - ed osservare il cortile interno.

I de Broglie decidono di acquisire una collezione di armi dal 15° al 19° secolo per restituire alla sala la sua funzione originale.

Gli altri elementi esposti sulla cappa del camino (lo scudo, l'elmo e le piastre rettangolari da busto) risalgono alla fine del 19° secolo. Sono di origine Ottomana e furono donate dal Maharaja di Kapurthala, al Principe de Broglie, suo intimo amico. La principessa de Broglie a sua volta, ricevette in dono un’elefantessa chiamata Miss Pundgi.

 

Miss Pundgi
Questo pachiderma è uno dei regali offerti alla famiglia de Broglie dal Maragià di Kapurthala. Questa elefantessa di due anni, della stazza di un asinello, partì in nave da Bombay il 24 Settembre del 1898, giungendo a Marsiglia una quindicina di giorni dopo.
La accompagnò il suo primo mahout (il guidatore, ndt) e veterinario Ping Hanny, che si occupò dell'animale per circa due anni. Fu sostituito da un secondo mahout indù. Successivamente due abitanti di Chaumont si presero cura dell'animale.
Le spese dovute all’elefantessa (cibi, cura) appaiono in tutte le previsioni di bilancio a partire dal 1899. Nel 1905, il costo di gestione dell'"elefante" è particolarmente dettagliato nella contabilità della tenuta, forse perché l'amministratore dei de Broglie voleva far notare al principe l'ingente spesa per il pachiderma. Nel 1906, per la prima volta dal 1899, l’animale non viene menzionato nelle previsioni di bilancio, il che prova che è già stato deciso certamente di separarsene. La principessa de Broglie offre l'elefante al giardino zoologico di Parigi.
 
Nelle sue memorie, la contessa Jean de Pange, nipote del principe Enrico-Amadeo de Broglie, menziona durante uno die suoi soggiorni a Chaumont nel 1907: “Mi è molto dispiaciuto sapere che l’elefantessa Pundgi  non si trova più nel suo aouda. Mia zia è stata costretta, con grande dolore, a inviarla in un giardino di acclimatazione. Pundgi era diventata cattiva dopo la partenza del suo ultimo addestratore. L’elefantessa che ha trascorso circa 10 anni a Chaumont svolgeva alcuni servizi ma mangiava come venti cavalli (sembra che questo numero sia esagerato). Tuttavia, mio zio aggiungeva che ‘Pundgi era imbattibile nel seguire le cacce e ritrovare, con la sua proboscide, la selvaggina persa nei cespugli. Si rimpiangeva Pundgi ma molto meno i suoi addestratori. Erano giù di corda in Turrena. Spesso, il parroco era venuto nel castello per lamentarsi dei danni compiuti dagli affascinanti indù sulle ragazze del villaggio.” Comment J’ai Vu 1900, Derniers Bals avant l’Orage (Come ho vissuto il 1900, Ultimi balli prima della tempesta), Contessa Jean de Pange, Edizioni Grasset, 1968
 

Gabriel-Louis Pringué, scrittore ed amico intimo dei de Broglie, soggiorna regolarmente a Chaumont. Sentiamo cosa racconta nel suo libro Trente ans de dîners en ville (Trent'anni di cene): “a causa dell’incuria e del gusto del gioco di uno degli amministratori della sua enorme fortuna, la principessa de Broglie perse un bel giorno 28 milioni di franchi oro. Ne fu solo relativamente colpita e disse a suo marito questa frase: così ho deciso di eliminare i panini di foie gras serviti a merenda. Non pensa affatto a sbarazzarsi del suo elefante che devorava la razione giornaliera di sei cavalli.

 

Il forziere
Questo forziere, costruito alla fine del 16° secolo in Germania a Norimberga, pesa a vuoto ben 250 chili. Datosi il notevole carico, il forziere non seguiva gli spostamenti della corte, ma rimaneva nella dimora principale del signore. Come una cassaforte, serviva a mettere al sicuro gli archivi, i titoli di proprietà, gli atti notarili: insomma tutti i documenti importanti della famiglia aristocratica.
Il sistema di chiusura è composto da 20 blocchi. Si tratta di un meccanismo piuttosto complesso, in quanto per aprire completamente la serratura si doveva ruotare la chiave in quattro modi diversi. All'interno sulla sinistra, c'è una cassetta di sicurezza con tre serrature e una chiave diversa da quella del forziere.